Quella che leggerete ora è una storia che ho già raccontato mille volte. Posso scodellarla a un pranzo di lavoro, tirarla fuori seduto al bancone di un bar o intrattenere qualcuno a una cena a lume di candela.

È la classica storia del cretino di turno che si trasferisce in un appartamento di studenti e subito dopo viene a sapere che la coinquilina è incinta. Il cretino di turno sono io.

Facciamo un salto indietro, al 1993. Dopo alcuni tentativi falliti decido definitivamente di uscire di casa per trasferirmi in città: a Zurigo, uno dei posti più sfigati del mondo. Nella Zurigo del 1993 regna la guerra per la droga; la stazione di Letten, smantellata, somiglia a un campo di battaglia, mentre dalle 18, alla chiusura dei negozi, il centro è talmente deserto da sembrare sotto coprifuoco.

Ai giovani sembra che la città non abbia niente da offrire. Ovviamente usciamo sempre lo stesso: frequentiamo i bar nei seminterrati, i party nei sottopassaggi, le feste in case occupate e fabbriche dismesse. C’è sempre qualcosa da fare e la qualità della vita è al top, perché nessuno, la mattina dopo, deve alzarsi per andare al lavoro.

La mia stanza costa 300 franchi al mese: chiaro, visto che l’appartamento è messo male, abbiamo l’intonaco che ci casca in testa e in bagno lo scaldacqua a gas fa le bizze. Proprio davanti al palazzo, sull’Hardbrücke, rimbomba il rumore degli autocarri sull’asse di transito che taglia la città in due.

Uno dei miei due coinquilini è Markus Freitag, un tipo dalla sottile ironia che parla sottovoce: è diverso dagli altri miei amici turbolenti. Ed è strano: Markus non fuma, non si fa le canne e non ama particolarmente nemmeno gli alcolici. Non è tipico delle donne incinte?

Vengo a sapere la notizia quando, un pomeriggio buio, torna con bicicletta e rimorchio da Schlieren, dove è andato a ritirare il vecchio telone di un camion presso un’azienda di trasporti. Trascina questo coso ingombrante e puzzolente su per le scale e, con un ultimo sforzo, lo porta nel nostro salotto. «Pensavo di farci una borsa», dice.

Probabilmente lo guardo allibito. Una borsa. Per ciclisti, ma pratica anche in altre situazioni. Realizzata interamente in materiale riciclato, come teloni di camion, camere d’aria e cinture di sicurezza. Ok, un’idea decisamente originale.

Si parla tanto di idee, con gli amici: idee per un film, per un progetto artistico, per un romanzo. Siamo e restiamo dei grafici, ma potrebbe essere il momento di creare qualcosa di speciale e importante, magari per diventare addirittura famosi. Tutto può succedere. Abbiamo un’infinità di tempo, non occorre mettersi subito all’opera.

Il primo prototipo di Messenger Bag del 1993, cucita a mano in un piccolo appartamento di Zurigo a partire da teloni di camion usati, cinture di sicurezza di automobili e camere d’aria di biciclette.

Markus stende il telone lavato nella sua stanza, fra il materasso e l’impianto stereo, e ci disegna sopra un modello. La creatura comincia a prendere forma. Gregor, l’altro coinquilino, si rende conto che qui si fa sul serio. Lascia sul tavolo della cucina un biglietto con la disdetta e sparisce dalla sua ragazza. Io, al contrario, vivo tutta la drammaticità di questi lunghi mesi, fino al parto.

Il nostro appartamento si trasforma in una fabbrica di borse. Quando mi sveglio la mattina (o meglio verso mezzogiorno) e vado in bagno per fare la doccia, nella vasca da bagno trovo pezzi di telone di camion in una brodaglia marroncina. C’è l’odore dei gas di scarico, delle polveri sottili e dei vapori degli ftalati per PVC. Meglio passare subito al caffè. Il corridoio è bloccato da scatoloni pieni di camere d’aria di biciclette, devo trattenere il respiro per passare in cucina. Qui, dalla mattina alla sera, strepita una macchina da cucire industriale, che riesce a coprire senza fatica i rumori della strada. Markus cuce, concentratissimo. Si interrompe solo un attimo e coglie la palla al balzo per chiedermi se ho già qualcosa da fare per la giornata. Serve qualcuno che aiuti a tagliare altri teloni.

Nel frattempo Daniel è tornato dal suo viaggio negli Stati Uniti e si ritaglia l’ultimo pezzetto libero di appartamento per una scrivania con computer e stampante. L’altro papà della borsa Freitag sviluppa una banca dati per ordini, spedizioni, magazzino dei materiali ecc. Non so se si sia trasferito qui da noi o se lavori giorno e notte. Ma questi due fratelli dormono ogni tanto? Siamo nel caos più totale, e io so solo che non possiamo andare avanti così all’infinito.

Un bel giorno mi ritrovo in mano le partecipazioni di nascita. Una serigrafia su telone di camion, 20 x 10 cm: SCHWERVERKEHRBAR, giovedì 24 marzo, dalle 1830 sull’Hardbrücke.

Per versare le bevande usiamo taniche di benzina, sul marciapiede a due passi dall’autostrada urbana la borsa Freitag vede finalmente la luce. Si compra, si beve, si chiacchiera. Se potessi tornare indietro e cambiare qualcosa, porterei con me una videocamera per documentare quello storico momento. Invece mi restano solo bei ricordi, ma in fondo basta così.

Ecco la prima Messenger Bag F13 TOP CAT. Da ammirare al MoMA di New York e da acquistare in negozi selezionati del mondo.

I travagli del periodo trascorso in casa con i fratelli Freitag sono ormai un ricordo lontanissimo. Oggi prevale la gioia di aver partecipato a questa avventura. Dalle idee dei nostri grandi discorsi sono scaturiti un paio di racconti, cortometraggi e altri esperimenti, mentre la borsa Freitag ha fatto il giro del mondo. E non solo per l’idea da cui è nata, che è senza dubbio fantastica. Il successo della borsa Freitag dipende fondamentalmente dai suoi genitori: Daniel e Markus, che hanno sempre dato il massimo per la loro creatura e hanno avuto in ogni circostanza un fiuto infallibile nel capire di cosa avesse bisogno per il suo sviluppo.

Oggi Freitag è cresciuta e ha contribuito a trasformare Zurigo in una metropoli vivace e alla moda. Freitag è sinonimo di spirito innovativo, creatività ed ecologia. Ma questa è un’altra storia, la Storia di Freitag, e lascio il compito di raccontarla agli esperti di marketing Freitag.

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