A Rabat, abbiamo affinato la nostra F512 VOYAGER. Il risultato è stato un miglioramento della nostra borsa da viaggio preferita.

Grosso modo il mercato di Rabat è diviso in due zone: da una parte ci sono gli oggetti preconfezionati per i turisti, merce per lo più inutile che viene acquistata come souvenir per il suo palese stile marocchino. Dall’altra c’è il mercato per la gente comune, o meglio per gli abitanti di Rabat. Si tratta di un mercato con prodotti veri, vero artigianato, articoli di uso quotidiano che sono stati rotti e poi riparati, creati e personalizzati per soddisfare le esigenze dei clienti. La gamma degli oggetti proposti varia da un centinaio di cinture ormai logore a nuovissime pantofole in cuoio appena realizzate, per arrivare a vecchi tubi che vengono riproposti per adempiere alle necessità del momento, il tutto intramezzato da bancarelle che propongono cibo affumicato. In poche parole c’è tutto ciò di cui avete bisogno in centinaia di negozi sparsi qua e là.

Sono rimasto affascinato dal ragazzo che saldava un telaio d’acciaio facendo volteggiare i trucioli accanto alla folla di passanti, da quello che all’interno dello stesso negozio fabbricava strumenti e sedie servendosi di attrezzi rudimentali, e da coloro che cucivano indumenti per uomini e donne nel bel mezzo della strada. Qui si è invitati a osservare questi universalisti durante la realizzazione dei loro prodotti ed è qualcosa che rievoca ricordi lontani qua in Europa, dove al giorno d’oggi la vita dei prodotti sembra iniziare solamente sugli scaffali.

Io ero lì con la mia borsa per la macchina fotografica che a sua volta era riposta all’interno di un altro versatile involucro protettivo, l’F512 VOYAGER, una travel bag davvero enorme nella quale però il mio vecchio treppiedi non entrava per questioni di qualche centimetro. Così ho iniziato a vagare per le strade. Sapevo di avere davanti a me una giornata intera per scandagliare i mercati passo dopo passo. Ho incontrato un gruppo di sarti e ho pensato che avrebbero potuto avere la soluzione per risolvere la questione del treppiedi.

Risultato: mi sono ritrovato a bere del tè insieme a questi artigiani, dopo che uno di loro aveva fissato alcune cinghie al mio Voyager. In realtà non aveva fatto tutto da solo: era nata una vivace discussione attorno al mio borsone rosso e ciascun sarto riteneva di avere l’idea migliore per fissare il treppiedi al VOYAGER in maniera avveduta. In ogni caso finalmente non ero più costretto a portare a mano il mio treppiedi: la nuova versione del VOYAGER si adattava perfettamente alla mia vita da cameraman in giro per l’Africa. A questo punto non potevamo che proseguire il nostro viaggio, per conoscere altri maestri di creatività della vita di tutti i giorni.

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